Questa dimostrazione ha un filo logico che può essere colto solo concordando alcuni presupposti teorici prima dell’inizio del discorso in sè.
Dato che non possiamo avere troppe incognite in un discorso di questa ampiezza prendiamo per buono questi valori anche se non ne siamo convinti.
Ciò significa che chi non ha queste convinzioni come proprie, per comprendere, dovrà quantomeno avere l’elasticità mentale di calarsi nella parte durante la lettura.
Dio non esiste= in questa dimostrazione non ammettiamo l’incognita Dio. Data l’assenza di una sua universale dimostrazione tangibile di esistenza leggeremo quanto di seguito credendo fermamente nella non esistenza di Dio inteso come Qualunque entità sovrannaturale-paranormale-mistica o spiritica di governo delle esistenze.
L’extrasensoriale non esiste= per lo stesso discorso riguardante Dio non possiamo ammettere l’esistenza di nessuna entità extrasensoriale di governo o di interazione. Ciò significa che non ammetteremo il concetto di Destino, spiriti, vita dopo la morte, etc etc etc.
Con ciò comprendiamo ovviamente ogni eventuale idea scaramantica come fortuna o sfortuna e ogni concetto astratto come predestinazione, via segnata, etc.
In poche parole, da quento avrete capito, questa lettura va affrontata da completo materialista razionale.
Nulla al di fuori del tangibile verrà ammesso da questa tesi e per poterla comprendere e criticare è necessaria un’accettazione dei punti di cui sopra.
Coloro che ribatteranno attaccando quelli che io ho richiesto come presupposti comuni dimostreranno la grettitudine della loro ignoranza e la loro totale incapacità di comprensione.
Analizziamo ora la vita.
Dati i nostri presupposti possiamo affermare con certezza che la vita sorge da un semplice atto meccanico dal cui esito scaturisce un grumo di cellule che nella sua evoluzione trova il nome di uomo.
E la vita tramonta semplicemente con la fine delle funzioni vitali dell’uomo la cui carcassa inerme in decomposizione si consuma fino a sparire in un insieme di molecole sparse.
Per vita genericamente intendiamo tutto ciò che intercorre tra queste due tappe fondamentali.
Nella vita non abbiamo altre certezze oltre alla certezza di essere nati (se siamo vivi siamo necessariamente nati) e quella di dover un giorno morire (almeno finchè non si troverà un rimedio scientifico a questo piccolo intoppo).
Tutto il resto è una costruzione artificiosa delle nostre menti.
Analizziamo dunque le vie di scelta per affrontare la vita
Non mi si abbia a male per questa domanda, ma data la certezza che tutto finirà, che senso date alle cose che fate ogni giorno?
Qualunque cosa voi facciate non ha una vera utilità: tanto, comunque vada, morirete lo stesso e alla stessa maniera moriranno tutti coloro che vi circondano, amici, parenti, progenie…
La risposta che molti danno alla suddetta domanda genericamente tocca le corde di quelle che sono le aspettative.
Uno vive goni giorno, si impegna, si sacrifica per raggiungere qualcosa di meglio.
Ora, ponendo che questo “meglio” è molto relativo, che la sua misura è data da un’influenza sociale e non autonoma e che il suo raggiungimento non è certo, ditemi, che cosa ve ne fareste di questo “meglio” sapendo che come tutte le cose di questo mondo terreno devono finire?
Ora dunque chi desidera una famiglia dica se vale la pena fare una famiglia formata da persone che comunque moriranno.
Chi desidera la gloria dica se ha senso struggersi per vedere il proprio nome ripetuto da bocche mortali.
Le aspettative nella maggior parte dei casi vengono costruite dall’uomo non per se stesso ma per i propri simili. Le aspettative di chiunque si basano fondamentalmente sul posto che costui desidera ricoprire nella società.
Dato che la società, come l’uomo e tutte le cose umane, è mortale, l’uomo dotato di un tempo finito da spendere in terra gioca tutte le sue carte per ottenere un posto temporaneo in una struttura destinata a finire.
Con un po’ di elasticità mentale ci accorgiamo ben da soli che tutti i nostri impegni sono volti a cose che per la loro essenza volgeranno al nulla (a meno che non siate i ricercatori che troveranno la fiala dell’immortalità…)
Chi sceglie una vita di aspettative sceglie dunque di inseguire il nulla.
Rimane l’edonismo in ballo, una soluzione pratica al dilemma di vivere: la scelta di vivere per godere dell’attimo ed in ogni attimo.
Ma per rigore tecnico chiediamoci se davvero l’edonismo assoluto è praticabile, e per rigore logico rispondiamoci NO.
Nella società civile alla quale ci sottomettiamo è impossibile pretendere il piacere assoluto senza avere un fondamento economico che ce lo permetta, e data l’impossibilità di trarre un fondamento economico senza fatiche ci è difficile immaginare l’assoluto piacere.
(certo, esistono le eccezioni. Una prostituta ninfomane di buon livello probabilmente è vicina all’edonismo assoluto di cui sopra, ma per ora è preferibile continuare su una generalizzazione media del discorso)
Il ricorrere a delle fatiche trasforma l’edonismo in un bieco obbiettivo a breve termine che ci rimanda direttamente a quanto detto sopra delle aspettative: il nulla.
In poche parole, qualunque sia la cosa per la quale pensiamo di vivere, questa cosa rimanda al nulla.
ATTENZIONE…non cadete nel tranello del sentimentalismo.
Chi pensa di vivere per amore di qualcuno (sia questo qualcuno un figlio, un amante o un se stesso a caso) deve tenere conto che costui è mortale e rimanda dunque al nulla. E chi vive nell’ideale sappia che l’idea stessa mortale o immortale che sia rimanderà sempre e comunque al nulla in quanto non cosa tangibile.
Ecco, bene, siamo giunti al punto dove volevo contortamente arrivare: qualunque tipo di vita noi seguiamo ebbene, stiamo seguendo il nulla.
Questa sarà la nostra conclusione numero uno.
Ora siamo alla seconda parte del trattato: l’uomo libero
L’uomo è libero? Voi siete davvero liberi?
L’uomo cresce rinchiuso nella griglia sociale e il massimo di libertà che può raggiungere è muoversi autonomamente all’interno di essa. L’uomo pertanto non è libero.
Soprattutto nel pensiero.
La società pensa per lui, la società gli impone una linea di pensiero entro la quale muoversi dando dei dettami di giusto e sbagliato universali e offrendogli un ventaglio formativo entro il quale combinare le proprie idee.
L’uomo sceglie davvero per se stesso?
Ditemi, voi avete voluto essere al mondo?
Voi volete alzarvi ogni mattina?
Voi volete lavorare?
Voi davvero volete ottenere quel qualcosa che fa parte della categoria delle aspettative umane, pur sapendo che qualunque cosa voi facciate volgerà al nulla?
Oppure voi sottostate alla logica inculcatavi dalla società per la quale la vita deve avere un aspetto finalistico per non portarvi alla follia?
Siate onesti con voi stessi, alla luce di un’eventuale certezza di inutilità del tutto, fareste ancora ciò che fate per il motivo per cui lo fate?
L’uomo vivo non è libero. La vita è di per se stessa una negazione della libertà.
Ma l’uomo ha la possibilità di operare una scelta libera, una soltanto: accettare di essere rinchiuso nella società oppure uscirne a testa alta finendo di avere rapporti con la società.
E rigurado a questo ultimo punto specificherei che le soluzioni praticabili sono l’isolamento totale ed il suicidio.
L’isolamento totale è una situazione paradossalmente di prigionia alternativa, l’uomo scglie di fatti di essere chiuso fuori dalla gabbia.
Il suicidio è invece scegliere di non tollerare il concetto di gabbia abbandonandosi al nulla.
E come ultimo argomento ho una piccola domanda.
Ora che sapete di dover andare da A a B per forza.
Ora che sapete che passare da tutti gli altri infiniti punti del piano non vi servirà ad arrivare a B meglio ma solo ad arrivarci dopo.
Ora che sapete che B non varierà in nessun caso a seconda del percorso svolto per raggiungerlo.
Perchè non scegliete la via più breve e semplice per arrivare a B?
Perchè non scegliete la semplice libertà immediata della morte oggi anzichè aspettare che sia lei ad arrivare domani?